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Fa caldo oggi, sia in città che in campagna.
E la mente vola ai racconti del nonno. Alle sue magie.
Mi raccontava che giugno è il mese in cui la natura fa i suoi incantesimi.
Mi parlava di grandi fiori che nascono da un piccolo seme e che, in poche settimane, bevono, bevono, bevono… mangiano, mangiano, mangiano… fino a diventare così alti da guardare il mondo dall’alto.
Diceva che potevano diventare persino più alti di lui.
Poi abbassava la voce.
Quella era la parte che aspettavo di più.
Mi svelava un segreto.
Mi diceva che quei fiori erano un po’ come i bambini.
Al mattino giravano la testolina verso est e aspettavano che la loro mamma si affacciasse all’orizzonte.
Quando il sole finalmente arrivava non lo perdevano più di vista.
Lo seguivano per tutto il giorno.
Poi arrivava la sera.
La mamma andava a dormire.
Ma quei birichini non aspettavano il mattino successivo.
Appena il cielo diventava buio giravano di nuovo la loro testolina verso est.
Perché sapevano che, dopo poche ore, la loro mamma sarebbe tornata da loro.
Io restavo in silenzio per qualche istante.
Poi gli chiedevo:
Ma nonno…
vivranno per sempre?
Lui sorrideva.
Mi accarezzava i capelli.
E con quella dolcezza che solo i nonni sanno avere mi rispondeva:
No, tesoro.
I fiori non vivono a lungo.
Per questo al mattino si svegliano presto.
Due lacrime mi scivolavano sul viso.
Il nonno me le asciugava con un sorriso.